Il vescovo innamorato
“Niente provoca più invidia dell’amore. Padre Giovanni ha amato questa diocesi e la sua gente in modo particolare. Per troppo amore oggi viene dimesso e questa cosa mi fa molto soffrire”. Susanna Tamaro abita nella diocesi di Orvieto-Todi il cui vescovo, il piemontese monsignor Giovanni Scanavino, sabato scorso è stato dimesso dal Vaticano e riconsegnato ai suoi abiti di monaco agostiniano. Leggi L’amore di Orvieto – Leggi Faceva freddo l’altra sera, ma tutta Orvieto era a salutare il suo vescovo
20 AGO 20

Su don Seidita da tempo circolavano in diocesi maldicenze legate alla sua presunta omosessualità. Mentre su Scanavino alcuni preti della diocesi facevano circolare il sospetto che fosse un vescovo non all’altezza del compito affidatogli, “protettore degli omosessuali”, hanno detto alcuni, e, di più, dei preti in odore di pedofilia. Ma alle dimissioni arrivate da Roma ha reagito il popolo, schierato con forza inaspettata in difesa del suo vescovo, pronto a scendere per le strade e a disertare la prima messa della domenica celebrata in duomo senza padre Scanavino all’altare: domenica scorsa si dice ci fossero soltanto venti fedeli in un duomo solitamente gremito in tutte le sue tre grandi navate.
Le dimissioni di Scanavino arrivano dopo mesi non facili per la chiesa cattolica e il Vaticano in particolare. Le accuse contro il Papa e i vescovi che avrebbero protetto e nascosto, soprattutto negli anni in cui Pontefice era Giovanni Paolo II, la pedofilia tra coloro che indossano l’abito sacro hanno fatto sì che la linea della “tolleranza zero” prendesse il vantaggio. Una linea nuova entro le mura leonine, alimentata e suffragata dall’appoggio di non pochi cardinali di peso dentro e fuori il Vaticano. Scanavino è stato dimesso a 72 anni. A nulla è valsa la constatazione che fra tre anni, in ogni caso, sarebbe andato automaticamente in pensione.
Dice Tamaro: “Non tutti i casi sono uguali. La chiesa dovrebbe sempre guardare i singoli casi e mai calare dall’alto sentenze definitive. Ricordo un giovane prete accusato di pedofilia solo perché aveva negato a un gruppo di persone la possibilità di accedere a un salone della parrocchia per una festa. E’ facile far nascere scandali, sospetti, equivoci. Più difficile è amare le persone, aiutarle a crescere. Trovo molto indelicato, ad esempio, e anche poco amorevole nei confronti della diocesi di Orvieto, che si sia deciso di dimettere padre Giovanni pochi giorni prima che iniziasse la quaresima. I tempi liturgici per Roma non contano più nulla? Non si poteva dimetterlo dopo Pasqua? La gente qui era tornata in chiesa grazie a padre Giovanni. Adesso dove andranno? Andranno ad ascoltare la messa di quei preti che l’hanno diffamato? Roma dovrebbe chiedersi come deve essere un vescovo. Chi è il vescovo? Un padre che ama i suoi figli, tutti i suoi figli, o un burocrate magari appassionato di carrierismo? Padre Giovanni ci lascia perché l’amore crea sempre confusione. Il suo amare ha confuso. Ma non è di questo amore, di questa testimonianza che abbiamo bisogno? La vicenda di Padre Giovanni mi ricorda quella di don Tonino Bello. Anche lui in fondo incompreso. E poi, a posteriori, definito da tutti ‘santo’”.